giovedì 24 dicembre 2015

Buone feste!

Buon Natale e buone feste!
Con auguri davvero... inusuali.



P.S. Sempre dei Muppets trovate la recensione del film natalizio e l'imperdibile Bohemian Rhapsody... a modo loro

lunedì 21 dicembre 2015

Star Wars, il risveglio della Forza

Sono andata a vedere l'ultimo nato della saga di Star Wars o, se preferite la traduzione in italiano, Guerre Stellari: "Il risveglio della Forza".
Cominciamo col dire che qui non troverete spoiler: non voglio rovinare la sorpresa - buona o cattiva che sia - a chi ancora deve andare al cinema e personalmente mi sono data un gran daffare per scansare, dal 16 dicembre, tutti i commenti, gli articoli di giornale, le anticipazioni e qualunque altra cosa che avrebbe potuto rovinarla a me, la sorpresa. Quindi, sull'onda del "non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te", non spiffero niente sulla trama, se non ciò che è piuttosto ovvio già solo guardando la locandina o i trailer pubblicitari: dopo la dipartita del perfido Darth Vader un nuovo signore del Lato Oscuro getta il terrore tra le galassie, ma i suoi piani si scontreranno contro la volontà di una ragazza di umili origini dalle potenzialità insospettabili.
Sempre dalla locandina si nota il ritorno di Han Solo, della principessa Leia Skywalker, del colossale pelliccione Chewbecca e dei due "storici" androidi C-3PO e R2-D2, oltre che dell'epico ed insostituibile Millennium Falcon. 

Un parere? Davvero volete un mio parere? E va bene, ma occorre partire dal presupposto che non sono un'adolescente e che per me Guerre Stellari sono "le prime" Guerre Stellari, ovvero sia i capitoli IV, V e VI della saga. Ho tollerato un pochino annoiata "L'attacco dei cloni", ad esempio, perché, se da un lato comprendevo la necessità di dare un'origine alla vicenda con "La minaccia fantasma", ho trovato piuttosto stiracchiata e sostanzialmente "tirata per le lunghe" la vicenda dell'amore (seppur romantico, contrastato e, peraltro, in parte girato in una villa del Lago di Como) tra Padme ed Anakin.
Detto questo, confesso di non essere uscita troppo delusa dal cinema: ho trovato la vicenda prevedibile oltre misura, tuttavia gli effetti speciali e le numerose scene d'azione la rendono coinvolgente (oddio, poi io ho i miei bei problemi e guardo i combattimenti con le spade laser pensando a quali angoli d'attacco avrei utilizzato io in duello, e bisbigliando al marito al mio fianco cose del tipo "Ha perso tempo, se fosse entrato di angolo cinque era fatta", ma va beh, tutta colpa del Kali... ). E poi, appunto, ci sono i "vecchi ritorni" che ho apprezzato moltissimo: il solo Han, scanzonato ed ironico nonostante il passare degli anni, varrebbe secondo me il prezzo del biglietto. 

A deludermi - ma questo avviene praticamente ogni volta che vado al cinema - è il cinema in sé: bambini che non stanno zitti un attimo, per di più spesso accompagnati da genitori che danno loro man forte invece di richiamarli, ricordando loro che non si trovano sul divano di casa; adulti maleducati e chiassosi... Ma, appunto, tutto ciò non dipende dal film. 

lunedì 14 dicembre 2015

Cinque film di Natale imperdibili

Sono moltissimi i film le cui vicende ruotano attorno al Natale e questo articolo non si propone certo l'ambizioso obiettivo di scovare i migliori nella storia del cinema, ma solo quello, molto più modesto, di segnalarne cinque che andrebbero assolutamente visti almeno una volta nella vita. 

Il miracolo della 34esima strada - E' il classico dei classici, considerato da più parti il film di Natale per eccellenza. 
Kris Kringle, un anziano signore che somiglia all'idea che abbiamo di Babbo Natale, viene ingaggiato dalla grintosa direttrice marketing dei magazzini Macy's di New York per rimpiazzare il loro "Babbo Natale", trovato sbronzo sul lavoro. 
Kringle, che dice di essere il vero Babbo Natale, farà amicizia con la piccola Susan, la figlioletta della direttrice, e le promette per Natale un nuova casa, un papà ed anche un fratellino. 
Pellicola del 1947, vincitrice di tre Oscar e di due Golden Globe, ha visto tra i protagonisti una giovanissima Natalie Wood nei panni della piccola Susan Walker. 
Di questo grande classico è stato realizzato anche un remake, intitolato in italiano "Miracolo nella 34esima strada", con William Attenborough nei panni di Babbo Natale. 

Joyeux Noël, una verità dimenticata dalla storia - Il film ricalca una vicenda realmente accaduta in Europa: era il gelido dicembre del 1914 e nei pressi della cittadina belga di Ypres i soldati impegnati nella Prima Guerra Mondiale si trovavano impantanati nelle trincee dopo una sanguinosa battaglia. Su entrambi i fronti lo sconforto regnava sovrano ed i soldati sopravvivevano tra mille difficoltà, mentre l'impossibilità di sbloccare la snervante guerra di trincea fiaccava gli animi. Il 25 dicembre, però, come scrisse l'artista Mike Herding nella sua canzone folk "I fucili rimasero in silenzio [...] senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo [...] e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno".
Nei libri di storia si fatica a trovare traccia di questo avvenimento, che è però rimasto indelebilmente scolpito nella memoria di quanti l'hanno vissuto in prima persona e ne hanno tramandato il ricordo. Anche la rivista scientifica Focus si è occupata di questo evento che molti considerano un autentico miracolo di Natale.
Film del 2005, candidato a premio Oscar e Golden Globe (una descrizione più approfondita la trovate qui).

Fuga dal Natale - Decisamente di tutt'altro tenore questo film che vede i coniugi Krank cercare di sottrarsi a tutte le - costosissime - noie che circondano il Natale. Perché, diciamocelo: spesso questa festa corre il rischio di perdere il suo più autentico e profondo significato, sommersa da mille futili e consumistiche incombenze. E così un giorno il signor Krank, calcolatrice alla mano, scopre che rinunciando a luminarie, biglietti d'auguri e cibarie per le feste lui e la sua consorte potranno non soltanto concedersi una crociera negli assolati mari del Sud, ma persino risparmiare. Inizia perciò un vero e proprio boicottaggio del Natale su tutti i fronti: niente addobbi all'abitazione, niente acquisto dell'albero, niente festa con i vicini di casa, niente acquisto del calendario della polizia... niente di niente. Un piano che potrebbe anche riuscire, se solo la loro unica figlia Blair non telefonasse annunciando il suo imminente ritorno a casa, per di più in compagnia del novello fidanzato.
E' un film statunitense, quindi interpreta il Natale come festa della famiglia e della solidarietà piuttosto che non nel suo significato prettamente cristiano, ma sgombra comunque il campo dal più bieco consumismo tornando a mettere l'accento sugli affetti condivisi (una scheda più approfondita qui).

Festa in casa Muppet - Il celebre "Canto di Natale" scritto nel 1843 da Charles Dickens rivive in questo film, realizzato nel 1992, in cui tutti gli interpreti, inclusa la voce narrante, sono dei pupazzi; tutti ad eccezione del perfido e taccagno Ebenezer Scrooge, che rivive sullo schermo grazie ad un magistrale Michael Caine. L'avaro e freddo datore di lavoro del povero ranocchio Kermit riceverà, nel corso della notte, la visita di tre spiriti: quello del Natale Passato, quello del Natale Presente e quello del Natale Futuro. Proprio come nel romanzo, queste inquietanti presenze susciteranno profonde riflessioni e porteranno ad un radicale cambiamento nella vita di Scrooge.
Il "Canto di Natale", che nella versione originale affiancava all'atmosfera gotica la profonda denuncia, da parte dell'autore, di piaghe sociali quali lo sfruttamento del lavoro minorile e l'analfabetismo, resta in questo film soltanto in forma molto marginale ed il film risulta, anche grazie alla presenza dei mitici Muppet, decisamente divertente e molto adatto anche ai bambini più piccoli (una scheda qui).

Indovina chi viene a Natale? - Commedia italiana che non a caso richiama nel titolo il celeberrimo "Indovina chi viene a cena?", mostra come l'apparente perfezione di una famiglia possa sgretolarsi sotto il peso di pregiudizi, tradimenti ed incomprensioni che verranno a galla nel corso delle vacanze di Natale, che tutti i parenti trascorreranno insieme.
Film del 2013, si trova inserito in questo elenco degli "imperdibili di Natale" non soltanto in quanto produzione italiana degna di competere con le pellicole statunitensi, ma anche perché forte di un cast di tutto rispetto, capace di declinare in commedia tematiche non esattamente leggere; basti dire che Raoul Bova si è preparato per interpretare la parte del disabile lavorando con Simona Atzori, così da poter apprendere ad utilizzare i piedi invece delle mani. Divertente, coinvolgente, una bella rivincita del cinema italiano (una descrizione più approfondita la trovate qui). 

giovedì 10 dicembre 2015

Decorazioni di Natale riciclando lana e tappi

Visto il mio ultimo post sull'argomento, è forse bene che specifichi una cosa: non ho problemi con l'alcol. 
Anzi, per la verità bevo decisamente pochino; che diamine, sono pur sempre una sportiva!
Ma una bottiglia di buon vino o una birra durante il fine settimana io e l'amato consorte ce la concediamo.
E nell'anno ci sono un centinaio di sabati e domeniche, il che si traduce in una cinquantina tra turaccioli e tappi a corona. 

Un piccolo malloppo che, quando si avvicina il Natale, può essere utilizzato per realizzare semplici decorazioni a costo zero.
Questi piccoli angeli di Natale altro non sono che rimasugli di lana, palline di cedro anti tarme, turaccioli e carta. Più un po' di fantasia. Tutto qui. E possono venire utilizzati come segna posto per la tavola delle feste, oppure come decorazioni da appendere all'albero, o anche come originali chiudipacco personalizzati. Una volta terminate le feste, poi, possono venir riposti negli armadi come anti tarme.

La lana serve per realizzare i vestiti dei nostri angioletti, ché a Natale fa freddino e bisogna essere ben coperti per annunciare al mondo la lieta novella della nascita di Gesù. Su un ferro da maglia si mettono 20 punti e li si lavora a piacere - va benissimo anche la normale maglia rasata - fino ad ottenere l'altezza necessaria a ricoprire interamente il tappo di sughero, poi si cuciono insieme le estremità, realizzando un cilindro.
Con una goccia di colla fissiamo una pallina di legno di cedro all'estremità più stretta del turacciolo: sarà la testa del nostro angelo. Occhi, naso e bocca possono venire disegnati con un pennarello indelebile o anche con... una vecchia matita per il trucco occhi.
Da un foglio di carta bianco (va benissimo la normale carta da disegno F2, o del cartoncino, qualunque cosa abbiate sotto mano già disponibile in casa) ricaviamo le ali dell'angioletto: calcoliamo una larghezza di circa 4 o 5 centimetri per ogni ala, quindi ritagliamo una striscia larga 10 cm, la pieghiamo a metà e disegniamo una serie di ali per i nostri angeli. Tagliamo, riapriamo ed avremo diverse paia di ali perfettamente simmetriche.

A questo punto non resta altro da fare che assemblare i nostri angioletti: per prima cosa "vestiamo" il tappo (eventualmente possiamo fermare la lana con una goccia di colla, se temiamo che bambini o spiritosoni possano denudare il nostro angioletto), poi incolliamo la testa sulla sommità e sul retro (dove c'è la cucitura) sistemiamo le ali. Sulla testa possiamo incollare dei capelli fatti di lana o di quelle "stelle filanti pelose" per alberi di Natale.
Se vogliamo appendere il nostro angelo all'albero, basterà assicurare un pezzo di spago sul retro del suo vestito; se, invece, desideriamo usarlo come segna posto o come chiudipacco, dobbiamo ritagliare da un pezzo di carta o di cartoncino un rettangolino su cui segnare il nome del destinatario ed incollarlo poi sul davanti del nostro angioletto.

N.B. Con lo stesso procedimento si possono realizzare anche dei piccoli elfi di Babbo Natale: basta evitare di incollare loro le ali sulla schiena e realizzare, invece, sferruzzando a maglia o con dei piccoli rimasugli di stoffa, dei cappelli a punta da incollare sulle loro testoline anti tarma.

mercoledì 9 dicembre 2015

Vegano con gusto: il riso agli agrumi

Signore e signori, fa freddo. 
E allora ecco che nella mia cucina torna a fare capolino una ricetta che gli americani - e coloro che ne seguono i dettami in fatto di moda, importando vagonate di neologismi ed anglicismi - definirebbero comfort food: un piatto che fa bene al corpo e all'animo, una coccola nel piatto
E' un risotto, ma uno di quelli che mi preparava la mia mamma ed il cui sapore mi riporta indietro nel tempo, a quando ero una ragazzina e già la facevo impazzire perché non volevo mai mangiare carne: il riso al mandarino. Che in questa stagione ci sta a meraviglia. 
E che io, sempre fedele all'imperativo della sopravvivenza, non ho esitato a declinare in varianti alle arance, al mandarancio, aggiungendo non di rado un tocco di limone, a seconda di quanti e quali frutti avevo sotto mano in casa, tramutandolo così in un molto più generico ma altrettanto gustoso riso agli agrumi.

Ingredienti:
  • riso (io uso quello integrale, ma fate voi secondo il vostro gusto)
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1/2 cipolla
  • mandarini o mandaranci o arance a profusione (meglio se non trattati)
  • olio e.v.o.
  • sale q.b.
Con carota, cipolla e sedano tagliati a tocchetti minuscoli si fa un bel soffritto e vi si mette a rosolare per un istante il riso, aggiungendovi poi un po' d'acqua a temperatura ambiente; nel frattempo si lavano per bene gli agrumi e li si spreme, incorporando il succo nella pentola del riso in cottura. Le quantità d'acqua e di mandarini, mandaranci, arance e limoni sono variabili; personalmente adoro percepire con chiarezza il gusto dolciastro ed agrumato, quindi abbondo, mettendo nella pentola anche parte della polpa dopo averla privata degli eventuali semi. 
Si regola di sale, si può aggiungere anche un po' di scorza di agrumi grattugiata (se lo si desidera e se questi non sono trattati) e si ultima la cottura, dopo di che ci si prepara sorridenti a gustare questo piatto che scalda corpo e, nel mio caso almeno, anche l'animo. 

lunedì 7 dicembre 2015

Descendants, siamo il frutto delle nostre scelte

... e vissero per sempre felici e contenti. Fine. 

Moltissime storie terminano con queste parole, ma "per sempre" è un tempo molto lungo, all'interno del quale possono accadere un sacco di cose.
Belle ed Adam, ad esempio, possono aver coronato il loro sogno d'amore sposandosi, dopo aver spezzato il terribile incantesimo che lo vedeva trasformato in un essere orrendo, la Bestia, e regnare insieme sul vasto e pacifico territorio di Auradon, ma non solo: possono aver avuto un figlio che, ormai cresciuto, si appresta a salire sul trono.
Ma il tempo passa anche per i cattivi e, sebbene non vivano certo né felici né contenti, anche la Regina Cattiva, Malefica, Jafar e Crudelia De Mon hanno avuto dei figli: adolescenti che, come i loro perfidi genitori, sono relegati nell'Isola degli Sperduti, senza che abbiano mai commesso, però, nulla di veramente malvagio. 
Ragazzi che, forse, potrebbero essere buoni, se solo se ne desse loro l'occasione.
Così l'erede al trono Ben decide un atto di clemenza e convoca ad Auradon Carlos, figlio di Crudelia, il ladro Jay, degna discendenza di Jafar, Evie, figlia della Regina Cattiva, e Mal, erede di Malefica. I quattro giovani frequenteranno la scuola del regno, ne conosceranno le agiatezze e le bellezze e - almeno di questo è certo Ben - diventeranno adulti perfettamente integrati nella pacifica e felice realtà di Auradon.

Il buono e generoso principe Benjamin non sospetta certo che Mal ed i suoi compagni di scorribande sono stati incaricati dai genitori di rubare la bacchetta magica della Fata Smemorina, la sola chiave capace di spezzare l'incantesimo che blocca tutti i cattivi sull'Isola degli Sperduti e far sì che il male si impadronisca dell'intero regno. 
I discendenti seguiranno le orme dei loro perfidi genitori o sceglieranno di schierarsi dalla parte del bene e salvare il regno di Auradon? La genetica è più forte dell'ambiente nel plasmare il carattere delle persone? E cosa accade se il più buono dei buoni si innamora della più perfida dei cattivi, abilissima a fingere e manipolare le persone? 

Come sempre più spesso accade, la Disney punta su una produzione in grado di attrarre tutta la famiglia e non soltanto i bambini, proponendo tematiche capaci di stimolare la riflessione anche al di là della semplice fiaba. 
Nota a margine, ma di sicuro interesse per le più giovani: il ladro Jay è interpretato da Booboo Stewart, il licantropo Seth Clearwater di Twilight.

sabato 5 dicembre 2015

Perché i bambini

I bambini non sono adulti meno dotati, non sono esseri umani incompleti né meno capaci. Hanno, certo, competenze diverse rispetto agli adulti e capacità differenti, ma non per questo devono essere considerati "inferiori". Chiunque abbia avuto modo di confrontarsi in modo piuttosto continuativo con un bambino di 4 o 5 anni si è ben presto reso conto quanto siano vere queste parole.
I bambini non vogliono essere trattati con sufficienza e ad un "sei troppo piccolo per capire" preferiscono di gran lunga delle spiegazioni; proprio qui sta il problema, perché spesso siamo noi adulti che non siamo capaci di "parlare il linguaggio dei bambini" e, davanti alla nostra incapacità (o anche alla semplice stanchezza), preferiamo tagliar corto. 
Ma i bambini osservano ed ascoltano, pensano, traggono conclusioni. Si rapportano con il mondo degli adulti in modo attivo, imitando i comportamenti che vedono in famiglia e nel loro piccolo universo sociale, ma anche sperimentando esperienze in prima persona.

Per questo ho scelto di indirizzare il mio insegnamento ai bambini: perché lo trovo estremamente più stimolante rispetto all'insegnamento rivolto agli adulti. I bambini non hanno preconcetti, nè sovrastrutture che li limitino; sono, per usare un'espressione ricorrente nel T'ienshu, coloro che maggiormente "agiscono nella verità", sono spontanei e non condizionati
Questa spontaneità necessita di essere canalizzata, affinché i piccoli possano inserirsi in modo ottimale in quello che è il tessuto sociale che caratterizza la società umana, e qui nasce la grande sfida: insegnare loro il rispetto delle regole senza renderli automi, far sì che crescano trovando il giusto equilibrio tra il loro più intimo sé e ciò che la società richiede loro.
Un bambino che spontaneamente correrebbe da mattina a sera deve, ad esempio, imparare a stare seduto in modo ordinato quando si trova a scuola; chi urlerebbe a squarciagola deve capire che per essere accettato ed inserito nella società è necessario parlare con un tono di voce normale e così via. La sfida, in termini educativi, per come la vivo io come istruttrice, sta nel trovare il giusto mezzo che non appiattisca né svilisca l'individualità di ciascun bambino ma che, al tempo stesso, garantisca loro di divenire membri della società. E' questo, a parer mio, l'equilibrio tra Yin e Yang che nel T'ienshu porta l'essere umano ad essere in armonia con se stessi e con l'ambiente. Non piccoli automi condizionati e standardizzati, dunque, ma giovani esseri umani in grado di capire e gestire se stessi tanto dal punto di vista fisico quanto da quello emotivo e psicologico
Il tutto, facendoli divertire come pazzi mentre si trovano sul tatami. :-D

venerdì 4 dicembre 2015

Chi ha visto Georgette Bühlmann?

Un'immagine della giovane Georgette
Forse molti di voi non l'avranno nemmeno mai sentita nominare, ma questa signora ha contribuito a fare la storia del pattinaggio di figura. Paragonata da più fonti a ciò che Rita Levi Montalcini è stata per la scienza, in termini di longevità sportiva.
Nel 2011 qualche notizia ci giunse da oltralpe quando, compiuti da poco gli 81 anni, rilasciò un'intervista nella quale asseriva che "I muscoli, così come il cervello, con una buona dieta ed esercizio aerobico non si deteriorano o, comunque, invecchiano più lentamente"; non a caso lei continuava a pattinare, incurante dell'anagrafe e di quella data di nascita stampata sui documenti.

Più volte medaglia d'argento del pattinaggio elvetico ed impegnata in numerose competizioni internazionali, Georgette ha inventato una piroetta che porta il suo nome ed annovera tra le sue allieve Carolina Kostner e Valentina Marchei, oltre ad aver insegnato a piroettare sul ghiaccio ad una star come Brigitte Bardot, che ricorda come "estremamente disciplinata".
Georgette Bühlmann impegnata con una giovane atleta
Secondo quanto scritto nell'articolo pubblicato sul Gstaadlife, avrebbe riportato in 60 anni di carriera soltanto un infortunio, piuttosto grave, ai legamenti del ginocchio, il quale non le ha però impedito di tornare a pattinare; il segreto del duraturo successo di questa lady del ghiaccio sarebbe in questa ricetta: dieci minuti di Pilates al giorno, due allenamenti settimanali in palestra ed una dieta povera di proteine. Ma, cosa forse ancora più importante: "Ciò che conduce al successo nella vita, a qualunque età, è la disciplina ed il porsi degli obiettivi".

"Io non mi sento molto diversa da quando avevo sessant'anni - aveva asserito l'inossidabile atleta svizzero-tedesca - basta non mettersi i lucchetti al cervello e non dirsi mai ho una certa età, certe cose non me le posso più permettere; nel mio caso ho solo rallentato, scalando un po' le marce".
Dai tempi di questa intervista, però, Georgette Bühlmann è tornata nell'oblio, di lei si sono perse le tracce e, sebbene ci sia chi vocifera che si divida ancora tra Courchevel e Cortina d'Ampezzo, senza dimenticare tappe nei Paesi Bassi ed in Danimarca, tenendo seminari ed insegnando alle atlete più giovani (pare, peraltro, che abbia un eccezionale fiuto nello scovare talenti), non vi sono testimonianze concrete della sua attività in questi ultimi anni. Un vero peccato, perché la sua esperienza sarebbe di certa ispirazione per molte giovani pattinatrici.

mercoledì 2 dicembre 2015

Non litigare con Darwin

Se quello che state cercando è un libro divertente, allora no, questo proprio non fa al caso vostro. Perché queste pagine ripercorrono, con la rigorosa cronologia bibliograafica, i passaggi che hanno portato la chiesa cattolica a "far pace" con Charles Darwin e la sua notissima teoria sull'evoluzione delle specie.

Ora: non è necessario essere cattolici per sapere che la Chiesa poggia le fondamenta sulla più antica fede giudaica e che nell'Antico Testamento, per la precisione nel libro della Genesi, si parla della creazione dell'universo intero, Terra e suoi abitanti incluse, da parte di Dio. Ebbne, conciliare la creazione di piante, animali e del genere umano proposta dalla dottrina con le nuove scoperte scientifiche ha comportato, sin dalla comparsa della teoria darwiniana, non poche dispute, non soltanto in ambito teologico; non va dimenticato, infatti, che lo scienziato venne aspramente criticato anche dalla comunità scientifica dell'epoca.

In questo libro vengono riprese le fonti scritte - da lettere a veri e propri trattati - che hanno condotto al superamento della mera diatriba tra creazionisti ed evoluzionisti sino ad arrivare all'odierno confronto di ricerca e di dialogo, puntando verso un'integrazione dei saperi.
Insomma: avessero usato questo a Springfield, probabilmente nemmeno Lisa avrebbe avuto da ridire.

Titolo: Non litigare con Darwin
Autore: Alberto Piola
Editore: Paoline
Anno di edizione: 2009

martedì 1 dicembre 2015

Fine del mondo: anno 2050

Fine del mondo in mondovisione, diretta da San Pietro per l'occasione, cantava Ligabue nel 1997 ed ora la data della fine del mondo si sa: anno 2050. 
Per la verità, l'allarme in tal senso, indicando questa data come quella in cui le risorse della Terra non sarebbero più sufficienti per sostenerci, il WWF l'aveva lanciato già nel 2006 ma, evidentemente, questo avviso è stato in larga misura ignorato.
Catastrofismo: così sono state spesso bollate le ricerche scientifiche svolte in tal senso, ma forse è il caso di renderci conto, tutti quanti, che catastrofismo non è. "Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto sia capace di metabolizzare i nostri scarti - dichiarava nel 2006 Gianfranco Bologna, direttore scientifico di WWF Italia - E questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili"; conseguenze come, ad esempio, la piovosissima e fredda estate 2014, con il mese di luglio più piovoso registrato dal 1800, o, viceversa, la torrida estate 2015 in cui è stata documentata la lenta agonia dei ghiacciai alpini, restando geograficamente vicino a noi e trascurando uragani, scioglimento delle calotte polari e via dicendo.

Persino il pontefice, nella sua enciclica "Laudato si'", ha richiamato l'attenzione su "quello che sta accadendo alla nostra casa", ponendo l'accento su inquinamento, cambiamenti climatici, l'importanza spesso trascurata dell'acqua, la perdita di biodiversità... Non a caso, questa "lettera aperta" di Papa Francesco è stata definita da molti come "enciclica verde". E numerosi leader religiosi hanno lanciato una petizione per chiedere che si operi a favore di cambiamenti significativi e concreti. 
Anche in ambito politico si discute da tempo circa il reale stato di salute del nostro pianeta, ma dal 1992, anno in cui si tenne la prima Conferenza sul Clima (a Rio de Janeiro), molte speranze sono state disattese; nei giorni a cavallo tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre 2015 i cosiddetti "grandi della Terra" si sono riuniti a Parigi per una nuova conferenza in materia ambientale, la COP 21, con l'obiettivo di portare il surriscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi, ma già pare difficile raggiungere soluzioni davvero concrete, con Paesi enormi e densamente popolati come l'India che rivendicano a gran voce il loro diritto a continuare a bruciare carbone. 
E mentre 150 leader mondiali discutono a noi "comuni mortali" non resta altro da fare che cercare, nel nostro piccolo, quotidianamente, di operare in modo ecologicamente sostenibile e non come parassiti scriteriati. Perché questo pianeta è l'unica casa che abbiamo.

Per approfondire:

domenica 29 novembre 2015

La fauna del ghiaccio

Sigla.

Buona sera e benvenuti a questa puntata speciale, nel corso della quale ci avventureremo nell'affascinante mondo del pattinaggio su ghiaccio; non in quello delle competizioni, però, bensì in quel microcosmo spesso ignorato del pattinaggio del sabato pomeriggio e ne esploreremo la fauna.
Ora, dovete sapere che così come esistono i guidatori della domenica, allo stesso modo esistono i pattinatori del sabato pomeriggio: si tratta, in questo caso, di esseri viventi tutt'altro che timidi che fanno la loro comparsa sul finire della stagione autunnale ed imperversano sulle piste e nei palazzetti sino all'inizio della primavera. Solitamente sono facilmente localizzabili grazie all'abbigliamento completamente fuori luogo e soprattutto ai pattini, spesso di un acceso colore arancione, tuttavia esistono esemplari che indossano capi adeguati e presentano pattini di differente foggia e colore, quindi è bene avvicinarsi a tutti loro con estrema cautela.

In questa particolare specie di mammiferi gli studiosi hanno riscontrato significative differenze in base all'età: gli esemplari più giovani, chiamati bambini, di solito sono molto chiassosi e, come spesso accade tra i primati, apprendono i rudimenti della sopravvivenza sul ghiaccio dagli esemplari più anziani e di maggior esperienza, siano questi i genitori o dei temporanei surrogati definiti "maestri". Questi cuccioli, ancora inesperti, si possono osservare in natura vicino alla balaustra, mentre muovono i primi passi o accennano i primi goffi tentativi di spinta e frenata. Come tutti i cuccioli, suscitano tenerezza e sono innocui, ma è bene non avvicinarsi troppo: i genitori potrebbero allarmarsi, esibendosi in portentose cadute e sederate sul ghiaccio, magari trascinando con loro il piccolo.

E' al raggiungimento della maturità sessuale, però, che il pattinatore del sabato pomeriggio da il meglio di sé: in preda allo scatenarsi degli ormoni, eccolo formare piccoli branchi composti da quattro, cinque o più individui, spesso dei due sessi, ed esibirsi in rituali di accoppiamento che i ricercatori ancora non sono riusciti a decifrare compiutamente. Uno di questi è senza dubbio il cosiddetto "trenino" o più semplicemente "treno": un esemplare, per ragioni ignote ritenuto (a torto) il meno inetto, inizia ad arrancare sul ghiaccio, un secondo esemplare gli cinge con le mani la vita ed arranca dietro di lui, un terzo esemplare si lega allo stesso modo al secondo e così si forma una coda più o meno lunga, che avanza berciando e zigzagando priva del benché minimo controllo all'interno della pista.
A differenza dei cuccioli, questi esemplari sono da ritenersi estremamente pericolosi, in quanto non stanno vicini alla balaustra ma si muovono all'interno della pista senza seguire precise traiettorie e sono soggetti a frequenti cadute, nel corso delle quali non esitano a tirare le temibili "zampate del principiante", annaspando nell'aria alla ricerca di un qualsiasi appiglio, riuscendo talvolta a trascinare nella catastrofica caduta anche un incauto osservatore che si sia avvicinato troppo.
Un rituale analogo e non di minor pericolosità per l'osservatore è quello che vede gli esemplari procedere mano nella mano. Si ritiene che questo possa essere un ulteriore passo verso l'accoppiamento, dal momento che sovente gli esemplari sono un maschio ed una femmina, tuttavia non mancano le eccezioni: gli studiosi hanno spesso notato coppie di femmine procedere in tal modo, mentre mancano ad oggi osservazioni relative a coppie di maschi.
Nonostante il mistero che ancora ammanta, almeno in parte, questi particolari rituali, un dato emerge con chiarezza: l'imbranataggine dei pattinatori del sabato pomeriggio non si divide in gruppo, ma, al contrario, si moltiplica; se un pattinatore adolescente è da considerarsi pericoloso, gli adolescenti in branco in posizione di trenino o mano nella mano sono potenzialmente letali.
E' stato inoltre rilevato che spesso i giovani maschi creano piccoli branchi e si esibiscono singolarmente in quelle che possono essere considerate manifestazioni di prestanza giovanile, sfidandosi a vicenda, tentando di muoversi il più velocemente possibile o di piroettare su se stessi o di frenare repentinamente: si tratta, in ogni caso, di comportamenti molto pericolosi per l'osservatore, in quanto messi in atto senza alcun preavviso né seguendo precise traiettorie e culminano spesso con poderose "zampate del principiante", esaurendosi poi con la caduta a terra del soggetto. Questi esemplari sono da evitare con la massima cautela.

Ma torniamo per un attimo agli esemplari che si accingono all'accoppiamento: quando il rituale è andato a buon fine, ecco che si assiste alla nascita del pattinatore pomicione.
E' il momento in cui il pattinatore del sabato pomeriggio è meno pericoloso: trascorre la maggior parte del tempo attaccato alla balaustra intento ad infilare la lingua in bocca al partner o a tastargli il sedere, completamente ignaro di qualunque cosa gli accada intorno. Le rigide temperature, però, fanno sì che gli studiosi non siano ancora riusciti a documentare un accoppiamento tra pattinatori pomicioni e, pertanto, ad oggi non è dato sapere come vengano concepiti i cuccioli di pattinatori del sabato pomeriggio. Diversi studiosi ritengono che le modalità possano essere molto simili a quelle messe in atto dagli altri ominidi, tuttavia resta un mistero che la scienza non mancherà di indagare.

Grazie per averci seguito nel corso di questa speciale puntata alla scoperta dei pattinatori del sabato pomeriggio, buona sera. 

sabato 28 novembre 2015

Pattinare sul ghiaccio!

Come forse avrete capito da alcuni miei recenti ed entusiastici cinguettii su Twitter, l'autunno ha portato con sé la riapertura degli impianti per pattinare sul ghiaccio, mia indiscussa passione. 

Lo stadio del ghiaccio di Casate, quello in provincia di Como che ha dato i natali, artisticamente parlando, ad "una certa" Anna Cappellini, ha riaperto i battenti già a inizio ottobre mentre più recentemente è tornata attiva anche la "pistina" in prossimità della piscina di Saronno. "Pistina" che verrà ben presto affiancata dalla "sorella" comasca che, come ogni anno da diverso tempo ormai, in occasione delle feste di Natale, troverà spazio in Piazza Cavour

Insomma, le occasioni per divertirsi, almeno in queste due città, non mancheranno di certo e, dal momento che non sono egoista, pubblico qui - in ordine alfabetico, prima Casate e poi Saronno - le informazioni necessarie per poter trascorrere del tempo divertendosi come pazzi sui pattini (cliccateci sopra per ingrandire).
E adesso scusate ma scappo via, che il ghiaccio mi aspetta! 

Pattinaggio libero stadio del ghiaccio di Casate (CO) 
Pattinaggio libero pista di pattinaggio di Saronno (VA)

Aggiornamento. Nella mia somma bontà inserisco qui di seguito anche gli orari della pista di pattinaggio realizzata dalla Città dei Balocchi in piazza Cavour a Como, dove oltre al noleggio pattini si trovano anche dei simpatici pinguini pattinatori che aiutano i più piccoli ed inesperti a reggersi in piedi.

venerdì 27 novembre 2015

The time of my life on ice

Il tempo passa, le cose cambiano, ma le sensazioni provate, quelle no, restano e ci accompagnano ogni giorno.

venerdì 20 novembre 2015

Attentati, consigli e umanità varia

Come sopravvivere ad un attacco terroristico
Dopo gli attentati terroristici verificatisi a Parigi il 13 novembre il livello di allerta è stato innalzato in gran parte dei Paesi europei, Italia inclusa (dove, peraltro, non sono mancati diversi falsi allarmi, da Roma a Como, passando per Milano). In alcune nazioni, come in Gran Bretagna, sono state distribuite piccole guide contenenti consigli su come comportarsi in caso di coinvolgimento in un attentato, veri e propri mini-manuali di sopravvivenza in situazioni critiche. 
Il Post, in un articolo pubblicato il 19 novembre, riporta alcuni di questi consigli, rilasciati da esperti dell'agenzia dell'antiterrorismo britannico e da diversi psicologi. 

Letto l'articolo su Twitter, l'ho diffuso a mia volta segnalandolo però come "Attacchi terroristici: saggi consigli vs. realtà" e condendo il tutto con un'eloquente immagine tratta dal film animato "L'era glaciale", questa:
Reazione comune ad un attacco terroristico
Perchè, inutile negarlo, in Europa - e in Italia - siamo fortunatamente abituati alla pace, alla relativa tranquillità. Se escludiamo alcuni fatti di cronaca che, non a caso, vengono riportati da quotidiani e tg, qui si cammina per strada senza pensare minimamente a ciò che ci accade attorno, certi (o quasi) che nessuno verrà ad aggredirci per derubarci, stuprarci o ucciderci. 
Israele, guerra perpetua: il Krav Maga tra i banchi di scuola
Così non è, ad esempio, in Israele, dove da sempre e per l'intera esistenza si vive nella paura e si impara a conviverci fin da piccolissimi. Dove a scuola, insieme a matematica e letteratura, si studia il Krav Maga.

In Italia - e, credo, in Europa - non è previsto l'insegnamento di tecniche di combattimento nè delle arti marziali all'interno della scuola dell'obbligo e, lasciatemi aggiungere, grazie al cielo. Perchè questo significa che, a differenza di Israele, noi non viviamo in uno stato di guerra quotidiano e perpetuo. 
L'altra faccia della medaglia, però, è quella di trovarsi impreparati qualora ci si trovi a dover affrontare emergenze come quelle che questi giorni ci stanno prospettando. 

E per prepararsi, lo dico subito chiaro e tondo, non servono i corsi di difesa personale che promettono risultati in dieci lezioni. Non lasciamoci abbindolare da personaggi privi di scrupoli, interessati a far quattrini sfruttando l'altrui paura. 
La prontezza di reazione e, prima ancora, la capacità di gestire situazioni di stress, non si apprendono in dieci lezioni e neppure in venti. Qualunque serio Maestro di arti marziali o Istruttore di Krav Maga vi dirà subito che sono necessari anni di pratica e di preparazione costante per poter tentare di reagire ad un'aggressione armata (e che, comunque, è sempre preferibile, se ce n'è la possibilità, scegliere di non affrontare un aggressore armato, perché lo scopo ultimo non è quello di "fare bella figura" bensì salvare la pelle).

Detto questo, senza pensare di poter diventare supereroi in dieci facili lezioni, è giusto anche dire che effettivamente tutti noi possiamo fare qualcosa, a cominciare dall'innalzare il nostro livello di attenzione. Come avevo già scritto parlando di "allarme sicurezza", infatti, prestare attenzione a dove siamo e a ciò che ci accade attorno è la prima regola (e se state pensando "ma io sono sempre attento/a quando sono per strada" forse è il caso che andiate a rileggervi l'articolo).
Forze speciali britanniche in azione
Accrescere la nostra attenzione comporta il raggiungimento di una maggior consapevolezza di noi stessi e di quanto ci circonda e, dalla consapevolezza, comprendo se ad esempio il mio respiro è affannoso, se entro in uno stato di agitazione, se il mio cuore batte all'impazzata o se, al contrario, riesco a mantenere la calma e la lucidità tali da potermi consentire di reagire. E' da questa consapevolezza che si può cominciare a lavorare per mettere in pratica i saggi consigli degli esperti riportati nell'articolo del Post e, eventualmente, per decidere anche di iscriversi ad un serio corso di arti marziali.

giovedì 19 novembre 2015

Tempi duri

La libertà guida il popolo. Eugéne Delacroix, 1830.
Si dice spesso: tempi duri. Ma domenica 15 novembre, che ha segnato l'apertura dell'Avvento nella Chiesa ambrosiana, è stata davvero una giornata dura. Perché arrivata dopo gli atroci attentati terroristici che hanno insanguinato il venerdì sera di Parigi. E le parole di Gesù riportate nel Vangelo secondo Luca (Lc 21,5-28 per chi volesse leggere l'intero brano proposto) hanno richiamato alla mente di molti fatti estremamente attuali: "[...] Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno [...]. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome"; il sacerdote, poi, ha ulteriormente attualizzato la Scrittura, ricordando le parole di Papa Francesco ed invitando a pregare per le vittime francesi ma anche ad essere operatori di pace. Non è con l'odio che si sconfigge l'odio, non è con la vendetta che si placa la sete di sangue. 
Cadere nella tentazione di odiare è estremamente facile in questi giorni catastrofici, ma è una tentazione alla quale non solo quanti si professano cristiani, ma tutti dovremmo sottrarci. Perché questa è una guerra che con la religione, qualsiasi religione, non ha nulla a che fare. Prova ne è il fatto che, quotidianamente, centinaia di musulmani vengono uccisi in tutto il mondo, "colpevoli" di non appoggiare il Daesh (secondo il sovrano della Giordania l'Isis avrebbe ucciso 100.000 musulmani negli ultimi due anni). 

Negli anni, però, ci è stato insegnato a pensare di essere europei e quindi non ce ne voglia il resto del mondo se, complice anche la vicinanza geografica, il nostro pensiero va ai "cugini d'oltralpe". 
Il popolo francese, in questi tempi duri, sta dando prova di grande coraggio e di enorme dignità. Due gli esempi che voglio riportare, perché mi hanno profondamente colpita e commossa: il primo, subito dopo l'attentato allo stadio, quando i tifosi hanno finalmente potuto allontanarsi da quel luogo preso d'assedio ed hanno intonato, spontaneamente, il loro inno nazionale. Il video, ripreso e twittato dal Sindaco di Poissy Karl Olive, è giustamente diventato virale, simbolo di una Francia che non soccombe agli affronti anche più sanguinari e terribili.
Il secondo è il video dell'intervista raccolta da Le Petit Journal ascoltando le parole di un papà e di un bambino. I bambini ci guardano, loro sono il futuro. E voglio sperare che il futuro di questo bambino e di tutti i suoi coetanei in ogni angolo del mondo sia un futuro di pace e di vera fratellanza umana.



La libertà della Francia. Solinette, 2015.
Frattanto una vignettista francese, Solinette, ha dato nuova linfa vitale a Marianne, simbolo della libertà della Francia. La rivoluzionaria che guidava il popolo nel celeberrimo quadro di Delacroix conservato al Louvre è oggi una giovane ragazza bionda e nuda che, con orgoglio, dice: "Esci, bevi, ascolta musica, balla, mangia, parla, fai l'amore, gira nuda, sii libera, VIVI".

mercoledì 11 novembre 2015

Contro l'influenza, il brodo di pollo. Parola di scienziato

Ci sono alcuni rimedi della nonna la cui efficacia è stata provata dalla scienza moderna; un esempio è il brodo di pollo per combattere raffreddore e sintomi influenzali. 

Alcuni anni fa il dottor Stephen Rennard, fisico e ricercatore presso il Centro Medico dell'Università del Nebraska, ha provato che questo antico rimedio ha effettivamente proprietà antinfiammatorie; la sua ricerca, cominciata nel 1993, è stata ripresa e citata da oltre 1200 articoli e pubblicazioni.
Ecco allora la mia ricetta del brodo di pollo anti raffreddore.
Ingredienti:
  • 1 petto di pollo
  • sedano
  • carote
  • cipolla
  • olio d'oliva
  • peperoncino (facoltativo)
  • prezzemolo (facoltativo)
Dopo aver pulito, lavato e tagliato a tocchetti sedano, cipolla e carote si mettono in una pentola con un filo d'olio e si soffrigge per qualche istante; si aggiunge poi l'acqua e vi si mette il petto di pollo, pulito e tagliato a pezzetti, con un pizzico di sale. Si copre e si lascia cuocere per almeno mezz'ora. Qualche minuto prima di servire, si aggiunge una leggera spolverata di peperoncino ed un po' di prezzemolo tritato, si mescola e si copre nuovamente il tutto.

Ricco di proteine e tuttavia leggero, il brodo di pollo è nutriente ma con un basso contenuto di grassi ed aiuta inoltre a reintegrare preziosi liquidi; il professor Gabriele Bellomo, specialista in Scienza dell'Alimentazione, raccomanda anche l'utilizzo di aglio e peperoncino per il loro potere disinfettante, mentre qui trovate la ricetta del dottor Stephen Rennard.

martedì 3 novembre 2015

Lady Sun, principessa combattente della Cina medievale

Lady Sun, conosciuta come Sun Shangxiang nell'opera cinese e nella cultura contemporanea, fu una nobildonna vissuta nella tarda dinastia Han orientale. 

Unica figlia femmina di Sun Jian e di Lady Wu, di lei si sa che ebbe quattro fratelli ma si ignora il suo nome di nascita, così come ignote restano le esatte date di nascita e di morte di questa fanciulla che, comunque, attorno al 200 fece molto parlare di sè. 
Si ritiene che nel 209 andò sposa al signore della guerra Lui Bei, non per amore ma soltanto per rafforzare l'alleanza col fratello Sun Quan; secondo gli studiosi il matrimonio avrebbe potuto svolgersi a Gong'an, nell'odierno Hubei, dove Liu era in servizio come Governatore. 
Lady Sun era nota per essere molto saggia ed arguta, ma anche di carattere duro e persino feroce; le cronache la raccontano molto simile a suo fratello Sun Quan, col quale ebbe sempre un rapporto privilegiato: si narra che fosse abile nella pratica delle arti marziali e che avesse centinaia di serve ai suoi ordini, le quali portavano spade e montavano la guardia fuori dalla sua camera, tanto che pare che persino il marito Liu Bei la temesse e "ogni volta che entrava nella sua stanza, sentiva un brivido nel cuore".

Attorno al 211, quando Lui Bei lasciò la Provincia Jing per una campagna militare contro il signore della guerra Liu Zhang della Provincia Yi, Lady Sun restò a Jing ed il fratello Sun Quan inviò una nave affinchè riportasse la sorella nel suo dominio. La donna, più legata all'amato fratello che non al marito impostole dal rango, tentò di portare con sè anche Liu Shan, figlio di Liu Bei nato dalla sua prima moglie, ma i generali di Liu Bei Zhao Yun e Zhang Fei riuscirono con i loro uomini ad intercettare la spia in fuga e recuperarono Liu Shan. Nulla si sa di ciò che avvenne alla combattiva Lady Sun una volta tornata a casa.
Contrariamente a quanto pare trapelare dalla storia, seppur sommaria, il Romanzo dei Tre Regni - un racconto storico del Quattordicesimo secolo attribuito a Luo Guanzhong - sostiene che quello che unì la principessa guerriera al Governatore Lui Bei fu un vero ed appassionato amore. 
Da questo racconto è tratto il film del 2008 di John Woo "La battaglia dei Tre Regni", autentico kolossal costato ottanta milioni di dollari e praticamente ignorato in Italia. Nella pellicola Lady Sun è interpretata dall'attrice Wei Zhao, che vedete ritratta nelle immagini qui riportate. 
Sun Shangxiang è anche il personaggio, con il nome mutato in Sun Shang Xiang ed ovviamente molto combattivo, della serie di videogiochi d'azione e strategia "Dinasty Warriors" realizzata dalla Koei ed ambientata nella Cina medievale.

domenica 1 novembre 2015

A modo mio, controcorrente

Che poi d'un tratto hai una folgorazione e realizzi che non è mica un caso se pratichi T'ienshu
Perché ribelle, sotto sotto, lo sei sempre stata. 

Quando tutte giocavano a pallavolo e tu andavi a pattinare sul ghiaccio, ad esempio, o quando eri circondata da fighetti ben vestiti e ti mettevi il chiodo come fosse un'armatura. Perchè non è un caso se il mondo festeggia Halloween e tu stai a casa, nè se in Italia ci sono sette milioni di tatuati (il 13,8% della popolazione femminile, in crescita) e tu non ci pensi proprio a farti dipingere la pelle. 

Perchè dove ci sono le "figate", dove c'è "quello che fa tendenza", dove ci sono la "moda" e il "trendy", ecco: lì tu, semplicemente, scegli di andare da un'altra parte. Dalla tua parte. Contro corrente. Infischiandotene della massa e seguendo ciò che senti di essere, tu. Tu. Individualmente.

E allora non è un caso se sei finita a fare una disciplina che "valorizza l'uomo e non la tecnica", che dell'individualità fa un valore e non una colpa. Perchè da sempre, fin dalla sua nascita, il T'ienshu è questo: uno strumento per portare l'essere umano ad avere consapevolezza di sè. Di se stesso. Al di là dei pugni e dei calci, al di là delle flessioni e degli addominali, quello che veramente conta è "conosci te stesso": fatti domande, chiediti se la strada che stai seguendo è davvero quella che vuoi per te, guardati attorno e dì con sincerità se quelli che hai per compagni di viaggio fanno davvero al caso tuo o se per caso non sarebbe meglio, ancora una volta, cambiare. Prendi un bel respiro e vai in profondità, alla ricerca di chi davvero sei.
Magari salterà fuori che sei un ribelle. E che, sotto sotto, lo sei sempre stato. 

venerdì 30 ottobre 2015

Zucca, cucina e Halloween

Io la zucca la uso in cucina. Molto. Mi piace il suo colore, adoro il suo sapore, ne apprezzo moltissimo la versatilità e tra queste pagine potete trovare diverse ricette preparate con questo ortaggio dalle mille proprietà benefiche (come questa, o questa, ad esempio). 
Recentemente ho preparato un risotto squisito ai sapori d'autunno, con zucca e castagne.
Ingredienti:
  • riso integrale
  • zucca
  • castagne
  • olio e.v.o.
  • sale
Sì, lo so, questa volta ho aggiunto il sale. Ma davvero ci vuole, perché la zucca è molto dolce ed anche le castagne lo sono. E ne ho messo poco poco!
Non ho indicato le quantità perchè, come sapete, sono un'"anarchica dei fornelli", convinta che ciascuno debba sentirsi libero di variare le ricette a proprio gusto.
Allora, veniamo alla preparazione: innanzi tutto si lavano le castagne e le si mette a lessare, pulendole ben bene ed eliminando anche le pellicine. Poi si tagliano a tocchetti grossolani.
Si pulisce la zucca e si taglia anch'essa a pezzetti. Io ho tenuto anche i semi, perchè come certamente sapete i semi di zucca sono commestibili e... se "del maiale non si butta via niente", della zucca si butta via proprio pochino!
Si fanno soffriggere castagne e zucca con un po' d'olio d'oliva, si aggiunge il riso e lo si fa "saltare" brevemente prima di aggiungere acqua in quantità tale da assicurarne la cottura. Si regola di sale. 
Dal vivo i colori sono ancora più... autunnali!
Nel frattempo in una padella si fanno "saltare" i semi di zucca per qualche minuto.
Quando il riso è cotto, si impiatta aggiungendo anche i semi che, proprio come avviene per vongole, cozze ed affini, andranno tolti dal guscio per essere gustati.

E cosa c'entra in tutto questo Halloween? Per la verità, poco o nulla. Nel senso che, a parte la coincidenza di date, questo risotto può venir gustato in qualunque momento dell'autunno.
Come mai tanta gente vada matta per questa "festa" americana - sì, mi ostino a chiamarla americana perchè delle origini europee non ha conservato praticamente nulla, essendo cambiati i tempi e, guarda un po', essendosi evoluto l'essere umano - resta un grande mistero.
Per me altro non è che un modo per spillare quattrini agli adulti (zucche decorative da intagliare, costumi da comprare o preparare, caramelle e porcherie varie da dover avere in casa, feste alle quali "è impossibile mancare") e, peggio ancora, omologare fin da piccoli i bambini: sembra che se non ti vesti o non ti trucchi per Halloween non sei nessuno, ci sono persino delle scuole che richiedono che i bambini vadano a lezione vestiti da mostro o strega e, per favore, qualcuno mi spieghi la finalità educativa di questo (perchè, se non vado errata, il compito della scuola dovrebbe essere quello di educare). E tralascio di parlare dell'educazione alimentare, con la botta di zuccheri raffinati, coloranti ed additivi contenuti nei tanto desiderati "dolcetti"! Vorrei vedere quanti darebbero una fetta di crostata fatta in casa ai bambini che suonassero alla loro porta... 
Lì, tutti belli intruppati fin dalla scuola materna, a ripetere la cantilena che tutti intonano ossessivamente "Dolcetto o scherzetto?" e a doversi vestire da vampiro o da strega "perchè tutti si travestono ad Halloween". 
Per me il vero orrore è questo. 


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