lunedì 20 marzo 2017

Al lavoro!

Perché caspita latito tanto dal blog? Presto detto: perché, dopo anni di frustrante, desolante, deprimente inattività, finalmente sono riuscita ad intrufolarmi di nuovo nel mondo del lavoro.
Si tratta solo di una sostituzione maternità, ma dal primo marzo sono tornata ufficialmente ad essere una donna che lavora e, pertanto, per alcuni mesi almeno la mia presenza sul web sarà ridotta in modo drastico (anche perché, sommando le otto ore d'ufficio al paio d'ore almeno necessarie per gli spostamenti, alle due o tre ore di allenamento e lezioni quotidiane... non è che mi rimanga poi molto tempo disponibile nell'arco della giornata).
Comunque ci sono, eh! 
E farò in modo, per quanto possibile, di non essere troppo assente da queste pagine. 

domenica 19 marzo 2017

V per Vendetta

Premessa doverosa quanto necessaria per sgombrare il campo da possibili fraintendimenti: ho visto questo film senza aver mai letto il fumetto dal quale la vicenda è tratta.
Il rischio che si corre sempre, trasponendo su pellicola un'opera letteraria, è quello di non essere aderenti all'originale e credo che questo non valga soltanto per i romanzi, ma anche per i fumetti; sappiate, dunque, che, non avendo mai letto io questi specifici albi, non mi addentrerò nell'insidioso terreno del paragone.

In una Gran Bretagna alternativa, in cui il potere è accentrato nelle mani di un regime totalitario, un uomo misterioso dal volto celato da una maschera e dal passato oscuro si muove silenzioso e letale, salvo poi dare libero sfogo alla propria sete di vendetta con delle particolari quanto devastanti "percussioni", esplosioni che seguono il ritmo dettato dall'Ouverture 1812 di Cajkovskij.
Il suo viso è nascosto dietro le false fattezze di Guy Fawkes, cospiratore britannico che nel XII secolo cercò di far saltare in aria il Parlamento, ed anche il suo nome è misterioso: lui è semplicemente V.
La giovane Evey Hammond (Natalie Portman) vive a Londra e lavora per l'emittente tv locale; è consapevole, come molti, dell'enorme quantità di panzane che questo mezzo d'informazione - l'unico mezzo d'informazione - rifili ai cittadini e, come molti, per quieto vivere, finge di non sapere.
Una sera, mentre cammina per strada dopo aver infranto il coprifuoco, Evey viene salvata da V e da quel momento le vite dei due si intrecciano indissolubilmente.

Dal punto di vista marziale, "V per vendetta" è coinvolgente, con un ritmo incalzante e per lo più credibile (sebbene ceda talvolta alla tentazione dell'eccesso, ma, che diamine!, si tratta pur sempre di un fumetto!): merito di David Leitch, controfigura di Hugo Weaving per le scene d'azione.
Leitch, fin da bambino appassionato di arti marziali, che "studiava" nel garage di casa, si è poi formato presso la Dan Inosanto Academy mentre frequentava l'università e questo spiega la particolare predisposizione al JKD Kali che pare avere V, nonché la sua indiscussa abilità nell'utilizzo di spade e pugnali.

Un po' "La Bella e la Bestia", un pizzico de "Il Conte di Montecristo", una consistente quantità dal gusto di "1984", miscelando bene il tutto: "V per vendetta" potrebbe sembrare un minestrone ottenuto scopiazzando qua e là nella storia della letteratura, invece risulta essere un film originale e decisamente piacevole. A me, almeno, è piaciuto molto.
Ed un plauso va al cattivissimo Agente Smith di "Matrix", Hugo Weaving, qui sempre celato da una maschera eppure ottimo interprete, nonché al doppiatore Antonio Genna, capace di dare spessore e profondità ad un personaggio privo di volto.

martedì 28 febbraio 2017

La vita vista attraverso gli occhi di un cane: Woody

Ci sono libri scritti da cani. E c'è un libro - forse il primo, certamente uno dei più belli - scritto da un cane: "Woody".
Woody, infatti, è il protagonista e la voce narrante di questo romanzo ed è, anche, un basenji, razza di cane originaria dell'Africa.
Per questo le sue frasi ci appaiono spesso sconnesse, difficili da comprendere, con parole ripetute, verbi abbozzati come farebbe un bambino o chi stesse imparando a conoscere la nostra lingua.
Una lettura non semplice per chi padroneggia la lingua italiana e si trova qui ad inciampare in una grammatica abbozzata, in una sintassi quantomeno fantasiosa, incespicando nella punteggiatura, ma la dolcezza di Woody è così disarmate e la trama tanto avvincente da calamitare l'attenzione del lettore pagina dopo pagina, fino alla conclusione.

Accostandomi alla lettura di questo romanzo, ho appreso che Baccomo intendeva raccontare qualcosa di magico ed importante come ne "Il canto di Natale" di Dickens o "Il piccolo Principe" di Saint Exupèry; pur non toccando simili vette d'eccellenza, a parer mio, "Woody" ha l'indubbio pregio di raccontare una storia originale in modo altrettanto inconsueto, per di più senza cadere nell'insidioso tranello dell'eccessiva antropomorfizzazione del personaggio. 
Per me, amante dei cani non privati della loro "caninità", non tramutati in surrogati di figli mai avuti o di parenti mai amati, non accolti nelle nostre case e nelle nostre vite nel tentativo puerile quanto egoistico di colmare vuoti lasciati da altro, il fatto che il protagonista di questo racconto sia e resti un cane non può che essere accolto dalla sottoscritta che come un indiscutibile pregio.
Woody è un cane e, sebbene noi umani non possiamo sapere cosa e come pensi realmente un cane, il linguaggio scelto da Baccomo è verosimile.
La vicenda narrata, poi, è coinvolgente, divertente, a tratti commovente ed un sacco di altri -ente che ne raccomandano la lettura. 

Titolo: Woody
Autore: Federico Baccomo
Editore: Giunti
Anno d'edizione: 2015
(Illustratore: Alessandro Sanna)

domenica 26 febbraio 2017

Incontro nazionale di T'ienshu a San Severo

Il T'ienshu è evoluzione. 
La vita è cambiamento (per quanto tenacemente noi possiamo provare ad aggrapparci alle rassicuranti abitudini), la società è in costante cambiamento, ogni essere umano cambia e si evolve.
Le esperienze del quotidiano plasmano le nostre vite ed una disciplina quale il T'ienshu, attenta all'uomo e non alla tecnica, non può che tener conto di questa continua evoluzione, restando al passo coi tempi. 
Per questo venerdì 17 febbraio sono partita, insieme a Maestri, Istruttori ed Aspiranti Istruttori di Lombardia e Valle d'Aosta, alla volta di San Severo, dove sabato e domenica si è svolto lo stage nazionale di aggiornamento e formazione di questa disciplina, sotto la direzione del Maestro Caposcuola.

Nel corso di queste due giornate si è posta particolarmente l'attenzione su tematiche di stringente attualità e su cosa, di concreto, il T'ienshu possa fare nel quotidiano per contrastare problematiche quali il bullismo, il cyberbullismo, la violenza di genere. Confermando, ancora una volta, come questa disciplina sia ben più di una "semplice" arte marziale, ricordando, ancora una volta, come il T'ienshu sia pragmatico e pienamente calato nella realtà del qui ed ora.

Sono sempre più orgogliosa e fiera di far parte di questa realtà che, attraverso la pratica delle tecniche marziali, mira alla piena realizzazione dell'essere umano, all'accettazione di ogni individuo ed alla promozione dell'autostima di ciascuno. Incontri come questo di San Severo sono di enorme stimolo, per me, per cercare di divenire un'insegnante sempre migliore, guida, sostegno e compagna di viaggio nella crescita degli allievi.
Sono immensamente grata al Maestro Caposcuola per queste occasioni di crescita personale prima ancora che marziale e ringrazio di cuore gli altri partecipanti a questo stage, miei compagni di viaggio in questa straordinaria avventura di vita che è il T'ienshu.

Qui un articolo pubblicato dalla Gazzetta di San Severo

domenica 12 febbraio 2017

Donne, arti marziali e sessismo giornalistico

La cronaca ha portato i nostri occhi a fissare punti differenti delle carte geografiche, ma probabilmente qualcuno di voi ancora ricorda l'Afghanistan (quello Stato di cui molti ignoravano persino l'esistenza e che qualche anno fa pareva essere diventato il centro del mondo, calamitando su di sé l'attenzione internazionale, con le notizie su Bin Laden e l'incubo dei talebani).
Ebbene, l'Afghanistan non ha cessato d'esistere, sebbene l'interesse dei media si sia spostato altrove: sta ancora lì dove stava, vicino ad Iran e Pakistan, non lontano dal Mar Caspio, con le sue alte vette ed il suo clima che pare oscillare perennemente tra il torrido ed il glaciale, col suo mosaico di etnie. Coi suoi problemi e le sue difficoltà, anche, che non hanno cessato d'esistere soltanto perché l'Occidente ha voltato lo sguardo altrove.
In questo Paese una giovane donna fuggita all'esterno ha fatto ritorno e, dopo aver appreso in Iran il Wushu, è tornata, per insegnare alle donne della sua terra una disciplina che non è solo autodifesa, ma diviene, tra queste vette innevate, lotta per i propri diritti. 
L'AGI (Agenzia Giornalistica Italiana) ha dato risalto alla notizia - e questo è certamente un merito - ed ha scritto un bell'articolo - altro merito incontestabile - ma ha svilito il tutto con un titolo sessista: "Le guerriere dell'Afghanistan che danzano sul ghiaccio".
Il Wushu non è danza, è arte marziale. E, come peraltro viene correttamente asserito nell'articolo, queste giovani guerriere si allenano con costanza e serietà per combattere per sostenere e reclamare i propri diritti di donne e di sportive. 
Non sono ballerine, non danzano. 
Chi mi legge da più tempo sa che non ho nulla contro la danza che, anzi, amo ed apprezzo molto, ben consapevole degli sforzi, della dedizione e dell'impegno che richieda una simile disciplina.
Il punto qui non è la danza, ma il sessismo. 
Provate a declinare lo stesso titolo al maschile: "I guerrieri dell'Afghanistan che danzano sul ghiaccio". Chi di voi non ha trattenuto un sorrisetto, pensando subito a qualcosa di ben poco guerresco e certamente non virile? 
Il che è, a sua volta, sessista. Perché non è regola immutabile che un ballerino debba essere effeminato o gay. 
Il punto è che guerrieri e danza non sono compatibili, né al maschile né al femminile. E, in un mondo ed in un tempo in cui l'informazione è spesso mordi e fuggi, in cui moltissime persone si limitano ad un'occhiata sommaria ai titoli senza prendersi la briga di leggere un articolo per esteso, una simile leggerezza nella titolazione fa la differenza tra un articolo di cronaca che racconta una vicenda di orgoglio e di riscossa femminile ed un branetto di costume locale folkloristico. 

domenica 5 febbraio 2017

La casa dei sette ponti

Mauro Corona mi incuriosiva da tempo. E' un montanaro, è uno scrittore. E' ciò che in un universo parallelo potrebbe essere il mio uomo ideale, quello col quale eremitare felicemente al di sopra dei duemila metri, insegnando magari arti marziali agli stambecchi (ché, si sa, negli universi paralleli mica basta pigliarsi a cornate sui dirupi per conquistare una femmina, eh!).
Ma, dal momento che siamo in questo universo e che le fregature non mi piacciono, ho pensato di accostarmi alla lettura di questo autore partendo da un libricino piccolo piccolo, così da limitare i possibili danni: "La casa dei sette ponti".
Una cinquantina di pagine, un libretto leggero e sottile, quasi una favola per bambini.
E proprio ad una favola fa pensare la casetta un po' cadente ma dignitosa, in pietra e col tetto rattoppato con teli di plastica variopinti, così come pure i due vecchietti che la abitano, simili a gnomi o spiriti dei boschi, che evocano atmosfere fiabesche. 
Forse, dopotutto, questa è proprio una favola, una di quelle belle che toccano il cuore degli adulti, con ponti gettati come punti di sutura a colmare distanze nello spazio e nel tempo. 
E così mi sono trovata a sentire sulla pelle del viso il sole che veniva pettinato dalle sommità degli alberi, ho udito il canto del cuculo e ho visto il fumo uscire dai due comignoli malconci eppure eroicamente protesi verso il cielo, mi sono accostata a due anziani misteriosi come folletti ed ho accompagnato il potente e ricco uomo d'affari dalle tre i nel suo viaggio lungo i sette ponti, commuovendomi, poi, nella dolcezza del finale che scalda il cuore. 

Titolo: La casa dei sette ponti
Autore: Mauro Corona
Editore: Feltrinelli 
Anno d'edizione: 2012

venerdì 3 febbraio 2017

Letture d'amore per San Valentino (e non solo)

San Valentino si avvicina e da bibliofaga (sì, divoratrice di libri. Non di sole lasagne campa la sottoscritta!) quale sono scopro, non senza una punta di sgomento, di non aver mai consigliato letture "a tema".
Urge che corra ai ripari, anche perché nel corso degli anni ho recensito diversi film romantici ed ho una reputazione da difendere, che diamine!
Ecco dunque due consigli di letture che, in considerazione della mia nuova pelle di lettrice tanto tradizionale quanto multimediale, riguardano un libro cartaceo ed un eBook; due letture che, per quanto indipendenti, sono in qualche modo collegate tra loro (ma non vi svelerò certo come!).
Due letture che mi sento di consigliare senza riserve, in occasione di San Valentino e non soltanto.

Recensione - Cyrano de Bergerac
Cominciamo con la tradizione: il "Cyrano de Bergerac" di Edmond Rostand.
Testo teatrale, ricalca la partitura stabilita per la messa in scena, con tanto di annotazioni relative ad entrate ed uscite dei personaggi, scenografie, musiche e rumori.
Dimenticate le frasi da cioccolatini e la trita e ritrita storia del bacio che è un apostrofo rosa tra le parole t'amo: qui c'è la passione, la sofferenza, ma anche la grande ironia e l'indomita forza dei sentimenti. 
La vicenda di Cyrano nei suoi tratti essenziali è nota ai più, anche grazie a numerose rivisitazioni cinematografiche che ne hanno rivoluzionato il finale o sconvolta la trama, ma questo è il Cyrano vero - o, almeno, è quello che la traduzione dal francese di Cinzia Bigliosi ci propone: un uomo forte e fiero, che si strugge però a causa del suo smisurato e grottesco naso e che accetta, un po' per sfida un po' per amore, di aiutare l'aitante ma ignorante Cristiano a far breccia nel cuore della bella Rossana, da entrambi amata.
Un gran libro, un classico della letteratura e del teatro, una storia d'amore romantica, ironica, appassionante, coinvolgente. Meraviglioso.  

Titolo: Cyrano de Bergerac
Autore: Edmond Rostand
Traduttore: Cinzia Bigliosi
Editore: Feltrinelli
Anno d'edizione: 2014

Recensione - Vendetta sottobanco
In formato eBook ecco "Vendetta sottobanco" di Lucrezia Monti. 
Angelica e Rolando si conoscono e si detestano fin dalle scuole medie, tempo in cui lei, sorta di studentessa modello con le idee molto chiare circa il proprio futuro, era costretta a sopportare gli scherzi e le angherie di questa specie di piccolo pirata ribelle.
Ma la vita non va quasi mai come si vorrebbe da ragazzini e, una volta cresciuta, Angelica si ritrova a lavorare alle dipendenze Rolando, il quale non la riconosce anche perché lei, in seguito a diverse traversie personali, ha adottato il cognome della madre. 
Bisognosa di lavorare, Angelica è tuttavia determinata a non consentire a Rolando di distruggerle la vita come aveva fatto da adolescente e, anzi, pianifica la propria vendetta.
Un romanzo leggero ed intrigante, una storia d'amore che parte dai banchi di scuola e si snoda tra Milano e Houston, con fraintendimenti, ripicche, un pizzico di mistero e tanto sentimento. Bello, ben scritto, ben documentato e... così romantico!

Titolo: Vendetta sottobanco
Autore: Lucrezia Monti
Editore: Streetlib (disponibile anche su Mondadori, Bookrepublic, Kobo, iTunes)
Anno d'edizione: 2017  
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